Premessa

Questa pagina vuole essere solo una breve presentazione della nostra attività. Nel Glossario esponiamo alcuni dei concetti che riteniamo più importanti. In Verifiche descriviamo poi i fenomeni riscontrai veri, o che tali ci sono apparsi. Infine, in Linee di Ricerca abbiamo esposto per adesso solo gli ultimi sviluppi, trattenendo alcuni dettagli chiave che saranno presto aggiunti. Siamo consapevoli del fatto che trattando gli argomenti in questo modo ne risulta inevitabilmente una esposizione un po' caotica e lacunosa, ma non abbiamo al momento il tempo per scrivere molto, più in là svilupperemo meglio i concetti e ne aggiungeremo di nuovi. Questo settore risente purtroppo dei consueti limiti imposti dalla mancanza, a tutt'oggi, di strumenti di misurazione diretta dell'etere, e al momento ci si deve accontentare di misure e valutazioni indirette dei suoi effetti, peraltro evidenti. Suggerimenti e critiche costruttive sono benvenute, ma ignoreremo del tutto gli esaltati acritici e gli scettici professionisti, categorie entrambe egualmente deleterie per chi non abbia tempo ed energie da gettare, e noi non ne abbiamo.

Vogliamo ringraziare pubblicamente il ricercatore Dan A. Davidson per le sue preziose indicazioni, presenti nel libro SHAPE POWER, il Potere della Forma che abbiamo il piacere di pubblicare in italiano.

Glossario degli Acronimi e dei Termini Usati

  • ZPE = Zero Point Energy
    (Energia del Punto Zero). È un campo di energia reale, ad un livello sottostante rispetto al nostro universo. Può essere considerato come un campo di energia virtuale, o potenziale, dalla cui fluttuazione continuamente ed aleatoriamente emergono "bolle" di energia eterica più densa, che subito collassano in ciò che comunemente definiamo "particelle" subatomiche, cioè vortici toroidali nell'etere. Al contempo una quantità equivalente delle stesse strutture "evapora", cioè perde la sua organizzazione a vortice toroidale, ritornando nuovamente al campo ZPE, mantenendo così l'equilibrio nello spazio locale.
  • EZPE = Emerged Zero Point Energy
    (Energia del Punto Zero Emersa). Emersione di energia eterica nello spazio locale per stimolazione della ZPE tramite onde scalari, o come conseguenza dell'effetto detto shape power (vedere voce sottostante). La EZPE si manifesta come insorgenza di una maggiore densità locale di etere, che tende costantemente a dissiparsi nello spazio circostante. La EZPE può assumere caratteristiche di flusso costante, se direzionato da forme o materiali particolari, oppure collassare in 'particelle' (cioè vortici toroidali nell'etere), che riteniamo essere principalmente singoli quark vari, coppie neutrini / antineutrini, elettroni / positroni, e più raramente protoni / antiprotoni.
  • Shape Power
    (Potere della Forma). Effetto che le forme materiali esercitano sull'etere circostante, portandolo a concentrarsi e/o a fluire e/o a essere proiettato. Lo shape power si manifesta sia fra oggetti tridimensionali (p.es., bacchette di legno o metallo) che tra oggetti bidimensionali, ossia disposti su un piano e quasi senza spessore (p.es., linee disegnate sulla carta), e questo perché qualsiasi differenziazione di materiali, come le bacchette nell'aria o l'inchiostro sulla carta, crea un alterazione nel flusso dell'etere. Fra due linee parallele si crea un addensamento eterico stabile, e più le linee sono vicine, più etere si addensa. Fra due linee convergenti l'etere non resta stabile, ma circola creando un vortice, a causa della sua spin force intrinseca, e il vortice aumenta di intensità e velocità verso il punto di convergenza delle due linee. Se le linee sono tre e convergono in 3D in un vertice, si forma un vortice eterico più intenso, e l'etere che vi si raccoglie tende ad essere proiettato all'esterno del vertice, formando uno spray eterico. In tutte le forme 2D e 3D l'etere tende a concentrarsi e a fluire secondo precise leggi fisiche, ed è possibile usare le varie forme 2D e 3D per creare flussi stabili di etere. In alcune forme geometriche, come i 5 solidi platonici (tetraedro, cubo, ottaedro, dodecaedro e icosaedro) l'effetto shape power è particolarmente intenso, per via della loro assoluta regolarità. La forma della piramide a base triangolare è un tetraedro, e la piramide a base quadrata è un mezzo ottaedro, ed entrambe concentrano etere all'interno, e lo proiettano dai vertici. La piramide a base quadrata beneficia inoltre di un effetto di riflessioni multiple interne che tendono a formare un'onda stazionaria in tutte le energie entranti: queste interagiscono fra loro e originano i vari fenomeni, noti nel loro insieme come l'"energia della piramide". Lo shape power si manifesta sia in corpi a volume pieno, che in quelli delimitati dalle sole superfici, e anche in corpi cosiddetti wire-frame (ossia, definiti solo da uno scheletro filiforme), perché lo shape power si crea dalla delimitazione dello spazio da parte di linee, spigoli e vertici, non dalla consistenza del volume. Il fenomeno, in parte già noto anticamente, è stato studiato e spiegato nei suoi dettagli e conseguenze dal noto ricercatore Dan A. Davidson, nel libro SHAPE POWER.
  • PL = Photonic Light
    (Luce Fotonica). Sono fotoni che si producono dall'annichilazione fra vortici e anti-vortici dell'etere, cioè fra quelle che la fisica convenzionale chiama 'particelle', con le 'antiparticelle' reciproche. Come la luce normale, ogni fotone possiede energia hf, dove h è la costante di Plank e f è la frequenza della luce. A differenza della luce comune, i fotoni della PL vengono prodotti a coppie, e si dipartono in direzioni opposte l'uno rispetto all'altro. La nostra opinione è che la PL possa crearsi quando alte concentrazioni eteriche sono sottoposte a forti stress, come nei punti nodali di un'onda stazionaria o nella convergenza di vortici.
  • SW = Scalar Wawes
    (Onde Scalari). Si producono nel campo eterico quando si sommano due onde EM della stessa frequenza ma sfasate tra loro di 180°. Secondo la Fisica convenzionale i loro campi si annullano reciprocamente e il risultato è zero. Prima la teoria (T.Bearden) e poi la sperimentazione pratica, hanno tuttavia dimostrato (senza alcun riconoscimento dalla comunità scientifica accademica) che dalla reciproca annichilazione si produce un campo scalare, che ha caratteristiche di onda di perturbazione, tanto del campo eterico strutturato in materia, che del campo ZPE. Le SW si propagano senza difficoltà attraverso tutti i materiali, compresi quelli che le onde EM non possono attraversare, pur interagendo debolmente con alcuni di essi, per esempio con l'alluminio e con le MPM / NPM (vedere voce più sotto). È quindi possibile attenuare le SW con adeguati spessori dei materiali con esse interagenti. Le SW si propagano probabilmente a velocità >c (ma questo non è ancora stato definitivamente accertato), e hanno dimostrato avere notevoli effetti sulla materia vivente, probabilmente disturbando a livello quantico la fisica e la chimica del sistema nervoso e del DNA, configurando dunque un possibile pericolo per la salute se artificialmente prodotte e disperse in modo incontrollato (vedere più sotto sindrome scalare).
  • SEC = Scalar Emission Cable
    (Cavo ad Emissione Scalare). Cavo ad emissione scalare (vedi SW). Due fili conduttori percorsi da due correnti pulsate o alternate della stessa intensità e in fase tra loro, e incrociati a 90°, annullano reciprocamente i loro campi magnetici, originando al contempo un'onda scalare dal loro punto di incrocio. Un singolo filo conduttore (rivestito) percorso dalla stessa corrente pulsata o alternata, se ripiegato una volta su se stesso e poi ritorto longitudinalmente fino ad avere le spire a 45° rispetto all'asse del cavo (e dunque a 90° in ogni punto con il filo opposto), genera una perturbazione scalare da ogni punto lungo tutto il suo asse. Lo stesso cavo, ripiegato due volte su se stesso anziché una sola, ottiene la massima efficienza rispetto al volume occupato, perché - solo se i quattro fili sono correttamente disposti - si ha una interazione di ogni coppia contrapposta, raddoppiando l'efficienza. Ulteriori ripiegamenti ne diminuiscono l'efficienza. Tale cavo, capace di generare un notevole disturbo scalare, è noto anche come "cavo Moebius" Quando il SEC viene percorso da impulsi elettrici polarizzati con fronte di salita molto ripido, produce radialmente, per tutta la sua lunghezza, una perturbazione scalare che può stimolare il campo ZPE, causando l'emersione di quanti eterici instabili, i quali possono eventualmente collassare in vortici toroidali stabili.
  • LSEC = Loaded Scalar Emission Cable
    (Cavo ad Emissione Scalare Caricato). Consiste in una sostanziale modifica del normale SEC, scoperta da OmPhi Labs®, e produce una emissione scalare più che raddoppiata, a parità di tensione applicata e corrente assorbita. La modifica consiste in  * omissis *  col vantaggio di un minor carico sul driver.
  • MPM / NPM = Micro Pseudo-lattice Matrix / Nano Pseudo-lattice Matrix:
    (Matrice a Micro/Nano Pseudo-reticolo). Così detto perché in parte simile al comportamento dei reticoli cristallini. Materiale composto da una resina polimerica acrilica caricata dal 10% al 40% del suo volume con micropolveri metalliche (di solito alluminio 3-30μ), con quarzo granulare (30-100μ), ed eventualmente con 'marcatori' atti a produrre un entanglement quantistico (vedere definizione più sotto) o a conferire particolari 'coloriture' all'energia eterica. La sospensione delle polveri metalliche (conduttive) e del quarzo (piezoelettrico) nel mezzo isolante costituito dalla resina, crea una struttura che può essere assimilata ad uno pseudo-reticolo (lattice). Tale materiale è anche noto come "orgonite" ad altissima densità. L'uso di nano-polveri (in tale contesto classifichiamo tali quelle sotto i 3μ) produce matrici 'dure', cioè a bassa permeabilità eterica, ma ad alta resa EZPE quando attivamente stimolate da SW. Le NPM sono anche le più facili da portare in stato di QE, ed è probabile che la quantità di correlazione QE raggiungibile fra le strutture sia inversamente proporzionale al modulo della matrice (distanza media fra i centri dei granuli).
  • Sindrome Scalare:
    Definiamo così l'insieme dei sintomi da sovraesposizione alle SW. Non abbiamo condotto sperimentazione clinica, non essendo questo il nostro campo. Nel corso delle varie sperimentazioni, abbiamo però potuto osservare su noi stessi e su altre persone alcuni degli effetti delle SW sul corpo umano. I sintomi vanno riferiti ad un campo SW generato da un LSEC lungo circa 35 metri (200 m di filo in rame isolato mm 0,6/1), percorso da corrente di 100mA pulsata a 15 Hz, ad una distanza variante da 30 a 250 cm, mediamente per un tempo di circa un'ora, nell'arco di tre giorni. Prima che ci rendessimo conto dell'origine del problema, e provvedessimo ad una minore esposizione assieme alla schermatura del SEC, i sintomi sono stati più o meno i seguenti (ricostruzione dei tempi molto approssimativa, basata sul ricordo):
    • 1° giorno, dopo 10 minuti: sensazione di maggiore energia e forza.
    • 1° giorno, dopo 30 minuti: sensazione di calore corporeo.
    • 1° giorno, dopo 1 ora: subentra una certa debolezza
    • 2° giorno: dopo 10 minuti, breve sensazione di energia
    • 2° giorno: dopo 30 minuti, grande stanchezza (si comincia a sospettarne l'origine e ci si tiene il più possibile a maggior distanza dal SEC in funzione)
    • 2° giorno: dopo 1 ora, grande debolezza nonostante si fosse sempre mantenuta una distanza di due metri dal cavo
    • 3° giorno: dopo 10 minuti la sperimentazione è stata interrotta per il malessere. Successivamente il cavo è stato posto dietro uno schermo costituito da due lastre di alluminio sovrapposte, ognuna di 0,9 mm di spessore, e il problema è quasi del tutto cessato
    Va evidenziato, ad evitare possibili fraintendimenti, che l'esposizione diretta alle SW generate da un SEC o LSEC è cosa molto diversa dagli effetti - normalmente benefici - di un flusso di energia eterica prodotto da un generatore ad uso biologico, o emergente dalla punta di un grande cristallo.
  • Percezione eterica somatica:
    Un flusso concentrato di energia eterica può essere sentito col senso del tatto, soprattutto su certe zone del corpo (p.es., palmi delle mani, interno degli avambracci, viso). La maggior parte delle persone, o meglio, quel 75-80% delle persone che percepisce qualcosa, sente sul palmo della mano come un leggero formicolio interno, oppure un lievissimo tepore, o anche una sensazione di fresco. Il flusso prolungato può risultare rinvigorente, con una sensazione di maggior turgore di tutti i tessuti, e sensazione di calore generale non fastidioso. Un 20-25% delle persone non sente nulla. Fra quelli che percepiscono qualcosa, la variabilità nell'intensità è molto grande, e va da una sensazione lontanissima e dubbia, ad una percezione forte e definita, che arriva fino al punto di poter stabilire con sicurezza la forma del getto eterico anche ad oltre un metro di distanza dal generatore.
  • QE (Quantum Entanglement):
    (Entanglement Quantistico). In breve, è uno stato di correlazione fra sistemi fisici separati, a livello di particelle e sub-particelle, per cui un cambiamento dei valori in uno dei sistemi si produce allo stesso tempo anche negli altri, generalmente in modo non-locale. La Fisica convenzionale lo ritiene possibile solo su scala quantistica.
  • MQE (Macro Quantum Entanglement)
    (Entanglement Quantistico Macro). Stato di correlazione quantistica fra strutture (oggetti) di dimensioni macro, ottenuto adottando nel processo produttivo degli elementi da "entanglizzare" i tre criteri di:
    1. identità micro­strutturale (stessi identici materiali)
    2. identità spazio-temporale (contemporaneità)
    3. identità di informazione (stessa informazione vibrazionale).
    In pratica, per soddisfare i primi due requisiti, è sufficiente che gli oggetti siano prodotti da un'unica lavorazione, con un unico materiale, e trattati nello stesso identico modo. Il terzo requisito richiede che gli oggetti da mettere in stato di MQE siano "marcati" con informazione vibrazionale di alto livello (per inciso, questo è il punto di maggior incomunicabilità con la Fisica mainstream).

    La marcatura vibrazionale può essere attuata su tre diversi livelli fondamentali, ognuno dei quali può essere considerato ulteriormente divisibile in sotto-livelli. In estrema sintesi:

    1. livello strutturale: la struttura fisica stessa, divisibile in
      1. forma: la forma esterna dell'oggetto (sferico, cubico, a disco, a stella, ecc.)
      2. texture: la consistenza e la struttura (spugnosa, compatta, fibrosa, disposta secondo un pattern, ecc.)
    2. livello molecolare: la chimica e la morfologia delle varie sostanze, divisibile in
      1. sostanza: la composizione chimica (elementi e sostanze chimiche)
      2. morfologia: la struttura molecolare assunta (forma allotropica, polimero, ecc.)
      3. stato vibrazionale EM: frequenze e forma d'onda di risonanza EM dell'oggetto (frequenze EM tipiche, comprese quelle acquisite nella storia dell'oggetto, più le eventuali sovrapposizioni di frequenze aggiunte intenzionalmente)
    3. livello simbolico: tutti gli elementi che concorrono alla particolare identità, espressi in forma simbolica e/o astratta (nomi, cifre, numeri, lettere, parole, frasi, simboli, glifi, disegni, ecc., applicati all'oggetto in forma stampata o incisa o comunque impressa, all'interno o in superficie)
    Tanto più è alto e specifico il contenuto informante della marcatura nei tre livelli considerati, e tanto maggiore è l'MQE ottenuto. Karl H. Welz, geniale pioniere e teorico del settore, nonché abile imprenditore, sintetizza tutto ciò in una eccellente e brevissima definizione, che conviene citare:
    «La Distanza è il Risultato di Una Differenza Strutturale.»
    Efficacissimo. Se rovesciamo la definizione sostituendo "distanza" col suo contrario, "vicinanza", e "differenza" con "somiglianza", includendo nel concetto di 'struttura' anche il contenuto simbolico, abbiamo in pochissime parole l'essenza stessa dell'MQE, peraltro valida sia per gli oggetti inanimati che per gli esseri viventi:
    La Vicinanza è il Risultato di Una Somiglianza Strutturale.
    E qui dobbiamo forse precisare che, fra oggetti in stato di MQE, la distanza non conta: che si trovino ad un metro di distanza fra loro, oppure a migliaia di chilometri, è del tutto indifferente e la correlazione quantistica resta immutata.
    NOTA: Gran parte della comunità dei ricercatori della free-energy ha da tempo accertato la possibilità di instaurare l'entanglement fra strutture a livello macro (MQE), cosa invece considerata inattuabile a priori dai fisici mainstream (ma qualcosa inizia comunque a venir fuori, p.es. qui). La grande diversità dei rispettivi paradigmi rende molto difficile, se non impossibile, anche la semplice illustrazione dei metodi per conseguire l'MQE. Nonostante ciò, esistono ormai già diversi dispositivi, anche commerciali, che ne fanno uso, e noi stessi ne usiamo quotidianamente alcuni nella nostra ricerca (non chiedeteci quali).
  • MC = Marvek Cell:
    (Cella di Marvek). Elemento hardware destinato alla trasmissione/ricezione di informazione in modo non-locale. La Marvek Cell (da qui in poi denominata solo MC), ideata dalla OmPhi Labs®, viene costruita in coppie funzionalmente inscindibili, le cui singole celle mantengono tra di loro uno stato permanente di entanglement quantistico anche alle normali temperature ambientali (sebbene convenga raffreddarle per aumentarne l'efficienza). Ogni singola MC, costituita da un corpo in MPM con marcatura vibrazionale identica per entrambi gli elementi della coppia, ha al suo interno un eccitatore LSEC, un piccolo magnete per il B-bias del LSEC, e un elemento trasduttore EZPE.. Quando una delle MC viene eccitata da un impulso scalare idoneo, al suo interno si produce un momentaneo stato di EZPE, che, per dissipazione attraverso il supporto e l'aria, decade entro decimi di secondo. Lo stato di EZPE transitorio della cella trasmittente, per entanglement quantistico è indotto anche nella cella gemella, dove viene rilevato dal suo trasduttore. La MC, in sostanza, può lavorare sia in trasmissione che in ricezione, ed è in stato permanente di QE col suo elemento gemello. La MC non consente velocità di trasmissione/ricezione superiori a 2 bps, ma la trasmissione avviene indipendentemente dalla distanza, probabilmente a velocità >c (non quantificata), e quasi senza attenuazioni dal mezzo attraversato (con alcune eccezioni già citate in precedenza, p.es., schermatura di alluminio, o schermi a campo eterico sferico mantenuto in condizione di onda stazionaria, anche detta "bolla eterica" di Joe Parr e Dan A. Davidson, esposta nel libro SHAPE POWER, il Potere della Forma).
  • MC-RTX = MC Transceiver:
    (Ricetrasmettitore a celle di Marvek). È l'implementazione delle MC. A causa del bassissimo baud-rate raggiungibile da una singola MC, per poter essere di utilità pratica occorre integrare più celle in una stringa - per esempio, 8 celle a formare un byte ASCII, o 8+8 per una word - al fine di poter adottare un protocollo di trasmissione parallela a n bit. Chiamiamo MC array tale stringa, eventualmente MC-8 array ad indicare una stringa di 8 MC, o MC-16 per stringhe da 16 MC, e così via. La realizzazione delle MC e dell'MC-RTX è spiegata in dettaglio più giù, nelle "Linee di Ricerca".
  • Spin Force:
    (Forza Rotazionale, o Forza Torsionale). È una forza, intrinseca all'etere stesso, che tende a far ruotare le forze elettromagnetiche e i corpi materiali, ad ogni scala dimensionale. La spin force è probabilmente responsabile, per fare qualche esempio, della rotazione di noti dispositivi commerciali quali la Egely Wheel e il Vitality Indicator di George Egely, e altri dispositivi solo sperimentali, come il Rotorgon dell'Ing. Carlo Splendore, le piramidi rotanti sospese ad un filo, le psi-wheel, ecc., ma è verosimile che la spin force sia una delle forze che portano al fenomeno della CSW (Columnar Standing Wave, vedere più sotto). Ci sono molti indizi del fatto che la spin force contribuisca in modo importante alla complessa dinamica dei fenomeni meteorologici, compresi uragani e tornados. E la spin force è senz'altro responsabile, in un qualche modo che sfugge alla attuale biologia, della modalità di crescita delle piante (fillotassi), e della vita in generale (struttura rotatoria dei biocampi, interconnessioni neuronali spiraleggianti nel cervello, struttura a doppia elica del DNA, ecc.). Su scala astronomica, la spin force pone in rotazione spontanea le grandi masse di gas e materia, causando la forma a spirale della maggior parte delle galassie e di alcune formazioni stellari, quali ad esempio la famosa DNA nebula e altre simili.
  • CSW = Columnar Standing Wave:
    (Onda Stazionaria Colonnare). nell'ambito dell'energia eterica, la CSW è il fenomeno della formazione di un'onda stazionaria eterica in direzione verticale (columna) dal vertice di una struttura a piramide. Allo stato attuale della conoscenza, un'onda stazionaria può instaurarsi in un mezzo in tre modi:
    1. dall'interferenza tra due onde aventi uguale lunghezza (o frequenza) che viaggino in direzioni opposte;
    2. per un'onda che viaggia in un mezzo che si muove in direzione contraria alla stessa velocità;
    3. per una combinazione dei due modi precedenti.
    Quanto detto riguarda i mezzi fisici ordinari, quali aria, acqua, corpi solidi, ecc. Ma nella piramide il fenomeno coinvolge direttamente le interazioni dell'energia eterica, e si verifica in un modo decisamente più complesso. In una piramide si crea una CSW quando l'onda eterica esterna vi entra assieme ad altre forze, e qui si concentra e si modifica per riflessione complessa e per l'interazione fra il potere della forma e le altre forze incidenti (verticali e orizzontali) divenendo un'onda stazionaria che fuoriesce dal vertice, diretta a colonna verso l'alto, con la caratteristica forma di caduceo (o DNA). La prima osservazione della emissione CSW di una piramide fu fatta dal Dr. J.D. Nelson dell'Università del Wyoming, negli anni '80, con questa famosa foto, presa con esposizione prolungata della pellicola, in camera oscura totale. Ovviamente, nell'esperimento suddetto si è inteso esasperare l'energia normalmente raccolta dalla struttura a piramide per mezzo di un Tesla-coil interno, affinché l'onda stazionaria divenisse molto intensa e quindi fotografabile. Ma nonostante questo artificio, resta immutato il principio organizzante della struttura a piramide, al quale si somma il momento torcente della spin force (vedere voce precedente), creando così l'elica colonnare. L'emissione luminosa a 'doppia elica' appare nella foto più intensa in alcune sue parti, ed è ricca di singoli puntini molto luminosi. A nostro avviso la luminosità è probabilmente dovuta a PL (luce fotonica) prodotta dal collasso della EZPE nei punti nodali dell'onda stazionaria. Altre caratteristiche importanti della CSW sono l'aspetto a doppio nastro piatto, e il fatto che la distanza fra i punti nodali decresce in modo non lineare allontanandosi dal vertice. Le forze coinvolte nella formazione SCW nella piramide potrebbero quindi essere due o più fra le seguenti: corrente eterica terrestre di superficie (da sud-ovest), campo magnetico (direzione sud-nord), gradiente elettrico (verticale), gravità (verticale), risonanza ELF terra-ionosfera (di Schumann e altre), raggi γ e neutrini (dalla attività solare e dal cosmo), ecc. Come aneddoto, pare che il fenomeno CSW sia stato sporadicamente visto sulle grandi strutture a piramide, ma le fonti sono incerte. Il fatto stesso che l'onda stazionaria sia perfettamente verticale, potrebbe dare indizi sulle forze in gioco.

(continueremo ad estendere questo glossario)

Verifiche

Fin dal principio del nostro percorso, la prima preoccupazione è stata quella di verificare quanto possibile ogni affermazione fatta da altri liberi ricercatori. Ecco dunque, senza pretese di infallibilità, su cosa possiamo personalmente concordare, fra le cose testate.
  • Verificato un incremento nella produzione di EZPE da matrici stimolate con SEC/LSEC sottoposte a campo B statico (direzione indifferente) di intensità ∼80 gauss.
  • Verificata la nocività biologica (sintomi neurologici) della emissione scalare residua non schermata (vedere nel Glossario Sindrome Scalare).
  • Verificata una potente (e nociva) emissione SW radiale da un grosso generatore ibrido realizzato con un grande cristallo di quarzo (l 30cm, Ø medio 10 cm, 3,5kg), stimolato in superficie con avvolgimento SEC alimentato a impulsi 12V 120mA 15Hz duty cycle 50%, e rivestito da circa 1,5cm di MPM (Nota: l'emissione nociva cessa con l'applicazione dello schermo in lamiera di alluminio da 2mm)
  • Verificato il raddoppio della suddetta emissione quando il SEC (stessa alimentazione) viene convertito in LSEC
  • Verificata emissione assiale di energia eterica (tramite sensazione tattile) dalle seguenti sorgenti:
    1. da un generatore eterico commerciale
    2. dalla punta di grandi cristalli di quarzo
    3. dai poli di forti magneti
    4. dal vertice di piramidi (a ratio Φ) wire-frame, base 50x50cm
    5. dal vertice di piramidi (a ratio 1:1:1) in lastra di rame 0,4mm, base 25x25cm
    6. da spirali piane e coniche in filo di rame
  • verificato un leggero potenziamento dell'emissione impilando due piramidi.
  • verificato il forte potenziamento dell'emissione eterica dal vertice delle piramidi suddette (wire-frame e a lastre) quando stimolate da una sorgente EM a circa 35kHz (piccolo TC) posta a circa un terzo della loro altezza.
  • verificato che l'intensità dell'emissione delle piramidi suddette, quando non stimolate internamente, dipende fortemente dall'allineamento col campo magnetico locale
  • verificata la forma approssimativamente "a fiamma di candela" della emissione eterica (da generatori, forme, cristalli e magneti).
  • verificata la penetrabilità di schermi leggeri in materiali vari (fogli di carta, cartone, lamierini metallici (no Al) da parte delle emissioni eteriche a getto non strutturato (generatori a eccitazione di MPM), con attenuazione varia apprezzabile tattilmente.
  • verificata la pressoché totale penetrabilità di schermi leggeri in materiali vari (fogli di carta, cartone, lamierini metallici (no Al) da parte delle emissioni eteriche strutturate scalarmente (generatori a cristallo eccitato da SEC/LSEC), con quasi nessuna attenuazione apprezzabile tattilmente.
  • verificato un incremento nella germinabilità e vitalità di semi precedentemente mantenuti per alcune ore esposti al flusso di EZPE da un generatore (senza componente SW).
  • verificata la forza torsionale (spin force) del flusso eterico ambientale, esercitata su corpi liberi di ruotare, agente con a) frequenza - oppure si tratta di 'ondate'? - da circa 8 a 20 secondi, variando secondo l'ora del giorno, e b) con intensità variabile secondo un ben definito andamento circadiano (concordanza con i grafici di K.Von Reichenbach, W.Reich, J.DeMeo).
  • verificato l'effetto di "trascinamento" dell'etere da parte di un intenso flusso luminoso (proiettore PAR 56 alogeno 500 W), rilevato da effetto spin force.
  • verificata l'esistenza di almeno due diverse densità di etere, con effetti apparentemente differenti, delle quali una manifesta spin force e influenza biologica, mentre l'altra manifesta apparentemente solo l'influenza biologica.
  • verificata la relativa confinabilità dell'etere più denso in un contenitore a pareti fatte di strati alternati di materiale organico/metallico, detto "accumulatore orgonico" (aka oraccu, W.Reich)
  • verificata l'influenza dell'attività solare sui fenomeni eterici.
  • verificata la dipendenza dell'accumulo di carica elettrostatica in conduttori isolati e sospesi, dal ciclo circadiano dell'etere (grafici di James DeMeo et al.)
  • verificata la realtà del cosiddetto potere della forma bidimensionale (linee disegnate o stampate su fogli di carta o film acetato. La figura detta "lente planare" di Dan A. Davidson viene percepita da circa l'80% delle persone come calore / fresco / prurito. La stessa rilevazione, fatta con la figura detta Tesseract-12 viene chiaramente percepita solo da un 30-35% dei soggetti, ma circa il 70% riporta una indefinibile sensazione "positiva", o "emozionante", mentre un solo soggetto ha detto di vedere "come dei colori" ad occhi chiusi.
Ci accorgiamo che è difficile condensare in poche frasi sintetiche le osservazioni di molti anni. In attesa di completare questo elenco con le altre osservazioni finora fatte, e sperabilmente con altre da fare, possiamo in ogni modo provvisoriamente affermare che quasi tutte le consuete affermazioni rinvenibili sull'etere - o perlomeno quelle che noi siamo stati in grado di reperire - risultano finora confermate.

Linee di Ricerca


Creative Commons License
MC (Marvek Cell) e MC-RTX (MC-transceiver)
by Marco Vecchi, alias Marvek, alias XmX
is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported License. Based on a work at http://www.omphilabs.it/.

MC (Marvek Cell) e MC-RTX (MC-transceiver)

basato sul quaderno:
Trasferimento informazionale tramite affinità strutturale – Metodi per creare
l'entanglement fra macro strutture, per trasferire dati ed effetti quantistici.

di Marco Vecchi, Roma, © 2012-2013

Abstract:
Un entanglement quantistico può essere creato fra due o più macro oggetti, rispettando nel procsso produttivo i criteri di identità micro­strut­turale, identità spazio-temporale, e identità di informazione. È presentato un metodo per produrre coppie di elementi quantisticamente correlati, detti Celle di Marvek (MC), mostrando poi come esse possano essere assemblate in un apparato ricetrasmittente non-locale, detto MC-RTX (MC-transceiver), in grado di trasmettere e ricevere dati istantaneamente su qualsiasi distanza e senza attenuazione, e perciò atto alla comunicazione bidirezionale in tempo reale su distanze astronomiche.

Le MC (Marvek cells)

La MC o Marvek Cell (Cella di Marvek) è un elemento hardware destinato alla trasmissione/ricezione di informazione in modo non-locale. La Marvek Cell (da qui in poi denominata solo MC), è stata ideata dalla OmPhi Labs®. La MC viene costruita in coppie funzionalmente inscindibili, le cui singole celle mantengono tra di loro uno stato permanente di entanglement quantistico anche alle normali temperature ambientali (sebbene, come vedremo in seguito, convenga raffreddarle a temperature comprese fra -5/-10°C per aumentarne l'efficienza). Ogni singola MC, costituita da un corpo in MPM con marcatura vibrazionale identica per entrambi gli elementi della coppia, ha al suo interno un eccitatore LSEC, un piccolo magnete per il B-bias del LSEC, e un elemento trasduttore EZPE  * omissis *  (del quale non possiamo dare ora maggiori dettagli). Quando una delle MC viene eccitata da un impulso scalare idoneo tramite  * omissis * , al suo interno si produce un momentaneo stato di EZPE, che, per dissipazione attraverso il supporto e l'aria, decade entro decimi di secondo. Lo stato di EZPE transitorio della cella trasmittente, per entanglement quantistico è indotto anche nella cella gemella, dove viene rilevato dal suo trasduttore. La MC, in sostanza, può lavorare sia in trasmissione che in ricezione, ed è in stato permanente di QE col suo elemento gemello. Il ciclo temporale di funzionamento della MC si svolge attraverso i seguenti quattro stati consecutivi:
  1. eccitazione: è il tempo necessario per passare dallo stato normale alla piena eccitazione quantistica e quindi alla insorgenza di EZPE.
  2. impulso: è il tempo minimo per il quale lo stato EZPE della MC in trasmissione deve essere mantenuto per assicurare la ricezione - o più esattamente, l'eccitazione - del sensore interno alla MC gemella ricevente.
  3. scarica: è il tempo necessario per passare dallo stato EZPE della MC trasmittente allo stato normale, attraverso la dispersione della EZPE nei mezzi circostanti (supporto e aria).
  4. pausa: è il tempo tra la fine della fase di scarica e l'inizio della eventuale stato EZPE successivo (eventuale perché il bit può essere alto, o restare basso), ed è necessario per differenziare sufficientemente gli impulsi sulle due MC, trasmittente e ricevente, consentendo loro la scarica della EZPE eventualmente insorta dall'impulso precedente.
La durata complessiva del suddetto ciclo temporale della MC non consente velocità di trasmissione/ricezione superiori a 2 bps, ma la trasmissione avviene indipendentemente dalla distanza, probabilmente a velocità >c (non quantificata), e quasi senza attenuazioni dal mezzo attraversato (con alcune eccezioni già citate in precedenza, p.es., schermatura di alluminio, o schermi a campo eterico sferico mantenuto in condizione di onda stazionaria, anche detta "bolla eterica" di Joe Parr e Dan A. Davidson, esposta nel libro SHAPE POWER, il Potere della Forma).

Processo produttivo delle MC (Marvek cells)

SPECIFICHE DELLA MPM (Micro Pseudo-lattice Matrix)

Forma: la cella ha forma tronco-conica con bordi leggermente stondati (curvatura ⪚5 mm), diametro maggiore 40mm (corrispondente alla base della cella), diametro minore 38mm (lato superiore), altezza 15mm. Tale sagomatura presenta diversi vantaggi realizzativi e funzionali, dalla facile estraibilità dagli stampi, ad una più semplice realizzazione degli stessi, oltre che per un certo effetto di contenimento e concentrazione della EZPE dovuto allo shape power del cilindro nella sua zona centrale (dove è il sensore per la EZPE). È essenziale che i due stampi gemelli di ogni coppia siano assolutamente identici, avendo ben presente il fatto che l'esatta riproduzione di forma nella coppia di celle gemelle costituisce il livello base dell'identità strutturale. Nel caso si opti per uno stampo aperto (a colata) anziché chiuso (bivalve), il menisco che si forma lungo il bordo va rettificato e stondato tramite fresa o tornio (vedere nota sui residui di lavorazione).

Polimero: la scelta cade decisamente sulla resina acrilica trasparente detta "da inclusione", per la purezza e la relativa atossicità, rispetto alle più economiche resine epossidiche e poliesteri. Purezza e biocompatibilità sono fattori rilevanti per a) non introdurre con le impurità marcature indesiderate, b) mantenere la riproducibilità della formulazione, c) non alterare le marcature biologiche necessarie (i materiali non biocompatibili hanno pattern vibrazionali che interferiscono distruttivamente con quelli dei materiali organici delle marcature vibrazionali, vedere più sotto).

Metallo: non essendo questo un uso biologico, il metallo più idoneo da incorporare al polimero in forma di polvere è l'alluminio, perché è in assoluto quello che presenta la più alta interferenza con le onde scalari, e quindi la maggiore resa di conversione SW → EZPE. Per la granulometria, un buon compromesso fra efficienza e costo si ha con micropolveri attorno ai 3μ (pur non essendo queste di facilissima reperibilità), perché la finezza strutturale accresce l'entanglement e la conversione. Un entanglement minore può comunque essere raggiunto, a minor costo, miscelando la micropolvere di alluminio da 3μ alla granulometria più comune di 30-40μ, in rapporto ponderale 1:2. Un buon rapporto in volume fra resina e polvere è circa 3:1.

Quarzo: puro quarzo ialino ("cristallo di rocca"), frantumato e macinato in polvere impalpabile (<50μ). Accertarsi che provenga realmente dalla frattura e macinazione di cristalli formati e trasparenti, e non piuttosto da sabbia di quarzite (quarzo semi-amorfo). Un buon rapporto in volume fra alluminio e quarzo è circa 2:1.

Marcature vibrazionali: hanno lo scopo di rendere univoca una coppia di MC, marcando vibrazionalmente su tre diversi livelli (che da questo punto di vista potrebbero essere pensati come "ottave" o gamme vibrazionali) il materiale della matrice. I tre livelli sono EM (elettromagnetico), organico, simbolico. Ognuno dei tre livelli viene marcato con tre suoi elementi, perciò ogni coppia è identificata univocamente da una 'firma' composta da 3x3 = 9 frequenze.

  1. Marcatura EM: il primo livello di imprinting vibrazionale della MPM consiste in un segnale elettromagnetico (EM) complesso, impresso nella MPM durante le fasi di polimerizzazione e raffreddamento della resina acrilica. Il segnale è la combinazione di tre frequenze sinusoidali nella gamma audio. Ogni cella che compone la stringa di bit, deve avere una propria tripletta di frequenze, tra loro in rapporto Φ (Phi). Il rapporto Phi permette di incidere più profondamente sulle strutture della matrice, perché la convoluzione delle funzioni d'onda delle frequenze è conforme ai patterns frattali della struttura della materia e delle direttrici curve/spirali seguite preferenzialmente dall'etere. Pertanto, a partire dalla prima frequenza detta f1, le altre due vanno così calcolate, usando il valore Φ con almeno 3 decimali (1,618) e arrotondando il risultato a un decimale:
    • f1 = arbitraria
    • f2 = f1 x Φ
    • f3 = f1 x Φ2
    Per esempio, se f1 = 1000 Hz, allora f2 = 1618,0 e f3 = 2618,0.
    oppure, se f1 = 880 Hz, f2 = 1423,9 (arrotondato da 1423,8699…), e f3 = 2303,9 (arrotondato da 2303,8699…).
    Quanto detto vale considerando una sola coppia di MC. Volendo tuttavia realizzare una stringa di celle a 8 o 16 bit (MC-8 o MC-16) per realizzare il MC-RTX (MC-transceiver, vedere linea di ricerca successiva), si pone il problema di evitare possibili interferenze fra le diverse frequenze delle celle. Pertanto, nelle celle di una stessa stringa nessuna frequenza f1 deve essere un multiplo intero della f1 di qualsiasi altra, e la differenza e la somma tra due frequenze non deve corrispondere ad alcun altro tono nella stringa, così che le armoniche e le intermodulazioni non producano toni rilevanti. Questi criteri sono gli stessi adottati nella scelta delle frequenze della codifica D.T.M.F. (i toni telefonici), nei quali il rapporto fra le frequenze è stato fissato in 21/19 (arrotondato a 4 cifre = 1,1053). Nella scelta delle f1 per una stringa MC-8 o MC-16 dovremo quindi calcolarle a partire dalla frequenza della prima cella f1(1) (il pedice fra parentesi è il n. della cella nella stringa), perciò f1(2) = f1(1) x 1,1053 , poi f1(3) = f1(1) x 1,10532 per la terza cella, f1(4) = f1(1) x 1,10533 per la quarta, e così via per tutta la stringa. Il trasferimento elettromagnetico viene indotto mediante solenoide, uno per ogni doppietta di celle da entanglizzare. Perciò gli stampi vanno posti a coppie direttamente all'interno dell'avvolgimento, vale a dire ogni coppia nel proprio solenoide. Operando contemporaneamente due o più coppie di celle della stessa stringa, i singoli avvolgimenti debbono essere reciprocamente ben schermati. La procedura, che si tratti di una o più coppie, va necessariamente eseguita dentro una efficace gabbia di Faraday a maglie molto fitte e ben messa a terra, meglio ancora se la gabbia fosse in mu-metal..
    NOTA: le frequenze anzidette sono quelle di marcatura, e non hanno nulla a che fare con quella operativa, cio&egrqave; la frequenza di eccitazione della MC immessa in trasmissione tramite LSEC.
  2. Marcatori organici; il secondo livello di imprinting vibrazionale della MPM è dato da una miscela di polveri fini di svariati materiali organici, tre per ogni cella della stringa, di cui non più di una in comune con le altre celle, e ovviamente identiche nella stringa gemella. I marcatori organici possono esser scelti liberamente, purché si tratti di materiali che a) abbiano una qualche definita 'personalità' sensoriale, b) siano stabili nel tempo, e c) non interagiscano con la reazione di polimerizzazione della resina o con gli altri composti presenti. Per fare qualche esempio: spezie, oli aromatici naturali, sostanze psicotrope, sostanze amaricanti o piccanti, ecc. La gamma delle sostanze possibili è vasta, e combinate in triplette tra loro offrono moltissime combinazioni. NOTA: le sostanze liquide (oli) vanno incorporate nella resina solo come moderata impregnazione di granulati fini inerti (p.es., carbone attivo, zeolite, ecc.).
  3. Marcatori simbolici: il terzo ed ultimo livello di imprinting vibrazionale della MPM si realizza tramite l'incorporazione di un set di simboli. Questi possono essere gruppi di cifre e lettere, nomi propri, mandala, solidi platonici in proiezione 2D, gruppi di lettere dell'alfabeto ebraico e/o sanscrito, lettere greche di particolare notorietà e intensità di significato generalmente condiviso (per esempio, π, Φ, Ψ, Ω, μ), ecc. È indispensabile che i marcatori scelti siano del tutto identici in entrambe le celle di ogni coppia da entanglizzare, pertanto i simboli vanno prima creati su un foglio di carta a grandezza naturale, entro un cerchio poco inferiore al diametro minore della cella (38 mm), quindi di questo se ne fanno due fotocopie (su carta bianca, o colorata, o 'acetato'), ritagliando poi con precisione da ognuna il disco da inserire nelle rispettive celle gemelle. Il disco, impregnato con resina pura, va posto per primo nella forma, a faccia ingiù, affinché ne costituisca il lato a vista. La fotocopiatrice deve essere del tipo laser e la stampa va fatta in bianco e nero con la massima intensità e definizione (⪚600 ppi), perché il toner a polvere di ossidi metallici è etericamente molto più efficace del normale inchiostro da stampante inkjet, a causa della sua caratteristica ferromagnetica. Il foglio del disegno originale va bruciato, diversamente si avrebbe una sua 'risonanza' con le due celle, con diminuzione di efficacia.

SPECIFICHE DEL LSEC (Loaded Scalar Emission Cable)

L'eccitatore LSEC è realizzato in filo di rame smaltato di sezione 0,10-0,15mm, ed è lungo 30cm. Il punto del carico, costituito da  * omissis * , va anch'esso incorporato nella MC. Il cavo - avvolto in una matassina ad avvolgimento rotatorio mantenuto molto lasco, in modo da occupare la maggior parte del volume della MPM, e affinché la pasta della MPM in fase liquida possa interpenetrarla - è disposto attorno al debolissimo magnete centrale. I due LSEC delle celle gemelle debbono essere il più possibile uguali, compreso il carico e le sue saldature.

SPECIFICHE DEL MAGNETE B-BIAS

Il magnete deve essere rigorosamente ceramico (ferrite) o plastica/gomma (plastoferrite), non neodimio o alnico o samario. La forma è a disco, diametro 6-12 mm, spessore 3-5 mm, polarizzazione assiale, di debole forza, compresa tra 10 e 20 G. Il magnete è disposto a ridosso del lato superiore del trasduttore, fra questo e il LSEC.

NOTA_1: data la difficoltà di reperimento di magneti così deboli, è più pratico partire da normali magneti in ferrite o plastoferrite di forma e dimensioni opportune, per poi eventualmente smagnetizzarli fino al punto desiderato tramite impulsi dosati, secondo le note tecniche di smagnetizzazione, oppure con ripetuti e brevi riscaldamenti poco oltre i 160°C (punto di Curie dei magneti in ferrite).

NOTA_2: gli altri tipi di magneti non sono adatti perché essendo metallici (Alnico, ferro 'duro') o rivestiti da metallo (neodimio e samario), il metallo provocherebbe deviazioni indesiderate nel flusso di EZPE, sottraendolo al sensore.

SPECIFICHE DEL TRASDUTTORE EZPE

L'elemento trasduttore è costituito da  * omissis *  e va immerso nello stampo della MC in orizzontale, centrato rispetto ai lati e all'altezza. Dei suoi due contatti, quello del  * omissis *  va collegato al circuito esterno, mentre l'altro va sul punto di massa comune interno alla MC. Il trasduttore è disposto per primo nello stampo, con sopra il magnete e l'avvolgimento del LSEC

NECESSITÀ DELLA DISTRUZIONE DEI RESIDUI DI PRODUZIONE DELLA MATRICE

Una parte essenziale del processo produttivo delle MC, è la completa distruzione termica di ogni residuo della matrice. La distruzione, da effettuarsi tramite combustione fino ad incenerimento, serve a distruggere il collegamento strutturale (entanglement) dei residui. Va bruciato ogni quantità residua, ma anche ogni colature della miscela, i traboccamenti dagli stampi, ecc.). Diversamente, i residui condividerebbero in ricezione parte della EZPE trasmessa/indotta dalle MC di quella specifica colata, indebolendo il 'segnale' quantistico.

Sviluppo di un Sistema Ricetrasmittente
denominato MC-RTX (MC-transceiver)
basato sull'implementazione delle MC (Marvek cell)

INTRODUZIONE ALL'MC-RTX:

Il MC-RTX o MC Transceiver (Ricetrasmettitore a celle di Marvek), è l'implementazione delle MC. A causa del bassissimo baud-rate raggiungibile da una singola MC, per poter essere di utilità pratica occorre integrare più celle in una stringa - per esempio, 8 celle a formare un byte ASCII, o 8+8 per una word - al fine di poter adottare un protocollo di trasmissione parallela a n bit. Chiamiamo MC array tale stringa, eventualmente MC-8 array ad indicare una stringa di 8 MC, o MC-16 per stringhe da 16 MC, e così via. La realizzazione pratica dell'MC-RTX è qui spiegata, con l'omissione dei disegni e degli schemi elettrici.

DESCRIZIONE DEL BLOCCO CIRCUITALE DI UNA SINGOLA MC:

La cella deve essere resa solidale col suo PCB (uno per cella), sul quale sono presenti due oscillatori (555 CMOS in multivibratore astabile, con taratura fine a trimpot multigiri), segnale ad onda pulsata quadra, duty cycle 50%, frequenza arbitraria 100<f<1000 Hz, ampiezza circa 8 volt.

Il primo oscillatore opera in trasmissione, come eccitatore del LSEC della cella, e il suo azionamento on/off avviene direttamente tramite l'alimentazione.
NOTA: la frequenza di eccitazione della MC tramite LSEC non ha nulla a che fare con le frequenze usate per la marcatura delle MC durante la loro creazione.

Il secondo oscillatore usa il trasduttore interno alla MC come condensatore che determina la frequenza. Il trasduttore varia leggermente la sua costante dielettrica in presenza di EZPE o stress eterico, e di conseguenza varia la frequenza dell'oscillatore. La frequenza è quindi prelevata sul piedino 3 (out) e portata con un tratto di cavetto coassiale fino al suo ingresso sul blocco circuitale separato dei rilevatori/decodificatori.
NOTA: le frequenze di marcatura delle MC durante la loro creazione, nonché la frequenza di eccitazione della MC tramite LSEC, non hanno entrambe nulla a che fare con la frequenza dell'oscillatore di rilevazione suddetto.

I due oscillatori sono assemblati linearmente, su un piccolo PCB (uno per cella), disposto in modo che la cella sia molto vicina all'estremità del PCB con l'oscillatore rilevatore. La cella va applicata con resine o adesivi (termicamente ben conduttivi) alla barra di dissipazione, che supporta tutte le celle della stringa. Ogni PCB, è collegato alla cella e al rilevatore/decodificatore dai seguenti fili:

  1. alimentazione (+, azionamento on/off) dell'oscillatore pilota del LSEC;
  2. alimentazione (+, costante) dell'oscillatore pilotato dal trasduttore;
  3. uscita coassiale (segnale) dell'oscillatore verso il decodificatore;
  4. massa comune (-).

IL BLOCCO CIRCUITALE DEL RILEVATORE/DECODIFICATORE:

Lo stadio rilevatore: quando la cella opera in ricezione, il suo stato può essere eccitato (valore del bit = 1) o non eccitato (valore del bit = 0). La differenza è nella presenza o meno di EZPE, che va a modificare la capacità del trasduttore, quindi la frequenza dell'oscillatore. All'uscita di questo abbiamo perciò due possibili frequenze che differiscono di pochissimo (1-2%), e per distinguerle abbiamo due possibilità:

  1. circuito PLL decodificatore di tono (ic NE567);
  2. riconoscitore a frequenzimetro, tramite un microcontroller programmabile.
Entrambe le soluzioni presentano pregi e difetti. Il PLL col NE567 è semplicissimo e di piccole dimensioni, ma va portato al limite delle sue possibilità, i componenti debbono essere tutti di ottima qualità (PCB vetronite, ic di prima scelta e selezionato, resistori metallici, condensatore al tantalio), l'alimentazione ben stabilizzata, segnale in ingresso filtrato dal rumore, e naturalmente il calcolo davvero ottimale. Il microcontroller è più ingombrante, più costoso e va programmato, però è preciso ed ha la possibilità di svolgere numerose funzioni accessorie. Noi abbiamo optato per quest'ultima soluzione (un Arduino), per abbondanza di librerie da includere e di programmi idonei.

Lo stadio decoder: questo è davvero conveniente affidarlo ad un microcontroller (p.es., una seconda unità Arduino), che si occupi della decodifica vera e propria e della gestione della commutazione RX-TX, dell'on/off dell'alimentazione dei LSEC tramite relays, fungendo anche da interfaccia con la tastiera di un pc, via USB.

NECESSITÀ DEL RAFFREDDAMENTO DELLE MC

Alle normali condizioni ambientali, l'entanglement quantico delle MC ha una efficienza che dipende fortemente dalla loro temperatura. L'entanglement raggiungibile alle normali temperature ambientali (20-30°C) è assai inferiore a quello che si verifica già a -5 o -10°C. Un buon apparato RX-TX quantico deve dunque essere dotato di un sistema di raffreddamento delle MC, che le mantenga alla temperatura più bassa possibile, comunque non superiore a circa -5°C.

Data la relativamente piccola dimensione di una stringa di 8 celle (8 singoli bit, cioè un byte), è facile ed economico realizzare una piccola pompa di calore a celle di Peltier, posta a diretto contatto con la barretta metallica in rame che funge sia da supporto alla fila di MC, che da rapido dispersore (se ben messa a terra) della EZPE generata o indotta. Una cella di Peltier può raggiungere una differenza massima di temperatura fra i due lati, in condizioni ottimali, di 60-65°C effettivi (70°C teorici), tuttavia il suo rendimento decresce con l'aumentare della differenza. La quantità di calore della stringa di 8 MC unite alla barra di dispersione, tenendo anche conto del calore che vi rientra dai sostegni e dai molti fili delle MC, non è grande, ma neppure troppo esigua, e potrebbe surriscaldare una singola cella Peltier non elettronicamente regolata, soprattutto all'avvio, quando le 8 MC e la barra sono a temperatura ambiente.

La risposta del rilevatore EZPE dipende fortemente dalla temperatura, ed è quindi indispensabile una regolazione elettronica della corrente erogata alla cella Peltier, pilotata da un sensore di temperatura posto in perfetto contatto termico con la barra di dispersione EZPE. La barra ha anche funzione di volano termico. Lungo la barra sarà opportuno prevedere almeno due Peltier, equamente spaziate. Anche i due lati delle celle di Peltier debbono avere un perfetto contatto termico, dal lato freddo con la barra, e da quello caldo col dissipatore. Stessa esigenza per il contatto fra le MC e la barra. In tutti e tre i casi è quindi necessario interporre, durante l'assemblaggio, uno strato di pasta termica. Il dissipatore deve essere a circolazione d'aria forzata, e anche la sua ventola necessita di regolazione elettronica della velocità tramite sensore posto sul dissipatore. Tutto il contenitore della stringa di MC va ottimamente coibentato, avendo (teoricamente) come unico punto di scambio di calore le due celle Peltier.

Un buon dimensionamento delle Peltier potrebbe essere quello di due celle da almeno 50 W l'una, se è tollerabile un raggiungimento lento dei -20°C operativi, o almeno 80 W l'una se si opera in ambiente con alta temperatura ambientale e si vuole un avvio quasi immediato. La tensione massima è bene mantenerla non superiore ai 12-13 V (limite di distruzione a circa 15V). La corrente massima può salire per ogni Peltier (secondo la potenza) anche a 5-6 A per quelle da 80 W, e deve obbligatoriamente essere controllata linearmente dal sensore sul dissipatore.

SCHERMATURA DELL'MC-RTX DAI CAMPI EM

Per la schermatura dell'apparato RX/TX dai campi elettromagnetici, dovrebbe essere sufficiente un involucro metallico ben messo a terra. In caso di campi EM intensi e/o la dispersione a terra sia insufficiente (per esempio su un aeromobile o su un veicolo spaziale), va realizzata una schermatura in mu-metal della stringa MC e di tutta l'elettronica soggetta a captazione dei disturbi EM (PCB e cablaggio intermedio).

COMPENSAZIONE DINAMICA DEI CAMPI MAGNETICI DC

Normalmente non c'è utilità nel prevedere un triplo avvolgimento esterno all'apparato RX/TX per la compensazione magnetica rispetto ai campi magnetici continui (B-field) esterni, a meno che l'apparato non debba operare anche in presenza di campi B particolarmente intensi (>10G o 1mT), perché il campo magnetico interno della cella di Marvek è almeno 30 gauss, o 3mT (e non deve superare tale valore!). In caso di intensi campi esterni, tuttavia, è opportuna la presenza, esterna all'apparato, di un sensore B-fields triassiale il quale, attraverso un microprocessore e un triplo driver DC, possa pilotare una bobina di induzione a 3 assi, per cancellare in tempo reale il campo continuo esterno, a prescindere dalle sue fluttuazioni e dall'orientamento dell'apparato RX-TX. E' importante che la tensione variabile applicata ai tre avvolgimenti di correzione sia ben filtrata, per non introdurre gli spuri squadrati tipici dei driver digitali, e questo vale sia per l'uscita "scalettata" del pilota che per i finali di potenza. Per il filtraggio degli spuri scalettati e di altro eventuale disturbo raccolto e sovraimposto alla DC, sono sufficienti tre condensatori di buona capacità, per esempio tre da 2000µF non polarizzati (fatti ognuno con due elettrolitici di capacità doppia collegati contrapposti in serie), uno per ciascuna delle tre bobine di correzione, messi in parallelo subito prima dei loro ingressi. Questi condensatori spianano quasi completamente la componente in media e bassa frequenza della scalettatura, ma nulla possono (per i limiti degli elettrolitici stessi) contro la componente a frequenza maggiore. A ciò si può ovviare collegando in parallelo ad ognuno dei tre gruppi elettrolitici un condensatore da circa 100nF. Tutti i valori dei condensatori andranno dimensionati, sia pure per approssimazione, secondo le correnti massime delle bobine, che a loro volta debbono essere dimensionate sul volume di spazio da proteggere, ma tenendo anche in conto che la velocità massima della correzione applicabile è funzione inversa della capacità usata.

Creative Commons License
MC (Marvek Cell) e MC-RTX (MC-transceiver)
by Marco Vecchi, alias Marvek, alias XmX
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